Export del vino veneto in frenata: -8,4% nel primo semestre 2026
Veneto Agricoltura: export del vino veneto a 1,32 miliardi nel primo semestre 2026, -8,4%. La regione vale il 36,3% dell'export italiano.

Il vino del Veneto frena all'estero: nel primo semestre del 2026 le esportazioni regionali si sono fermate a 1,32 miliardi di euro, l'8,4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. È il dato principale dell'analisi dell'Osservatorio economico di Veneto Agricoltura diffusa il 22 ottobre, che conferma però il peso della regione: il Veneto vale da solo il 36,3% dell'export vinicolo italiano.
Il confronto con il dato nazionale
Il calo veneto del primo semestre è più marcato di quello italiano, che nello stesso periodo si è attestato al 6,2%. Già il 2025 aveva dato segnali di rallentamento. L'anno scorso il Veneto ha esportato vino per 2,93 miliardi di euro, con una flessione dell'1,1% sul 2024, mentre l'export italiano nel suo complesso è sceso del 3,4%. I volumi veneti sono invece cresciuti dell'1,2%, ma il prezzo medio è calato del 2,3%, a 3,64 euro al litro.
Vini fermi e spumanti
Nel 2025 i vini fermi in bottiglia hanno rappresentato il 49,2% del valore esportato, pari a 1,44 miliardi di euro (+0,5%), per circa 3,8 milioni di ettolitri. Gli spumanti hanno pesato per il 47%, con 1,38 miliardi di euro: i volumi sono saliti dello 0,8%, a 3,3 milioni di ettolitri, ma il fatturato è sceso del 3% a causa di prezzi medi più bassi. Sul lungo periodo il bilancio delle bollicine resta molto positivo: rispetto al 2016 l'export degli spumanti veneti è cresciuto del 97,9% in valore e del 76% in volume, soprattutto grazie al Prosecco.
I mercati principali
Il vino veneto ha raggiunto nel 2025 circa 150 Paesi, ma l'89% del valore si concentra in venti mercati. Il primo sono gli Stati Uniti, con il 21,6% dell'export regionale e oltre 633 milioni di euro, seguiti da Germania (437 milioni) e Regno Unito (369 milioni). Tra le novità della classifica dei primi venti mercati ci sono Ucraina e Slovacchia, cresciute rispettivamente del 467% e del 384% rispetto al 2016.




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