Dolci e passiti

Moscato d'Asti: il dolce aromatico delle colline piemontesi

Guida al Moscato d'Asti DOCG: uva Moscato bianco, zona di produzione, regole del disciplinare, differenze con l'Asti spumante e abbinamenti.

Grappoli di uva bianca matura tra i filari al tramonto

Il Moscato d'Asti è uno dei vini dolci più riconoscibili d'Italia: profumato, leggero, appena vivace, con un alcol svolto che non supera il 6,5%. Nasce dall'uva Moscato bianco sulle colline del Piemonte meridionale, tra le province di Asti, Cuneo e Alessandria, ed è tutelato come DOCG all'interno della denominazione Asti. In questa guida vediamo da dove viene, come si produce, che cosa lo distingue dall'Asti spumante e come portarlo a tavola senza fermarsi al dessert.

Che cos'è il Moscato d'Asti

Il Moscato d'Asti è un vino bianco dolce, a bassa gradazione, ottenuto da uve Moscato bianco. La sua caratteristica principale è che solo una parte degli zuccheri dell'uva si trasforma in alcol: il resto rimane nel vino e gli dà dolcezza naturale, insieme a una leggera effervescenza dovuta all'anidride carbonica della fermentazione. Non è quindi uno spumante, ma un vino che in Piemonte si definisce spesso "vivace".

Le regole sono fissate dal disciplinare di produzione della DOCG Asti, che comprende quattro tipologie: Asti (o Asti spumante), Asti metodo classico, Moscato d'Asti e Moscato d'Asti vendemmia tardiva. Le uve devono essere almeno per il 97% Moscato bianco; il restante 3% può venire da altre varietà aromatiche a bacca bianca idonee alla coltivazione in Piemonte.

La storia è lunga. Secondo la scheda della Provincia di Cuneo, la coltivazione del moscato in Langa e Monferrato risale presumibilmente al Duecento e la prima testimonianza scritta di un commercio di vino "moscatello" è del 1593. Il Consorzio per la tutela dell'Asti nasce il 17 dicembre 1932; la DOC arriva nel 1967 e la DOCG nel 1993.

La zona di produzione tra Langhe e Monferrato

Secondo il disciplinare, la zona comprende 9 comuni in provincia di Alessandria, 28 in provincia di Asti e 13 in provincia di Cuneo, a cui si aggiungono le frazioni di Como e San Rocco Senodelvio, nel comune di Alba. È un territorio di colline, con due anime: le Langhe, con lunghe dorsali allungate, e il Monferrato, con colline più dolci e una maggiore biodiversità.

Molti vigneti sono in forte pendenza. Il Consorzio ha calcolato che oltre 1.400 ettari superano il 40% di inclinazione e 330 ettari il 50%: sono i cosiddetti "sorì", che si possono lavorare soltanto a mano. Il paesaggio ha anche un riconoscimento internazionale: dal 2014 i Paesaggi vitivinicoli del Piemonte sono patrimonio dell'umanità e tra le componenti del sito UNESCO c'è proprio "Canelli e l'Asti Spumante", con le storiche cantine sotterranee.

Il disciplinare prevede inoltre due sottozone, Santa Vittoria d'Alba e Strevi, con rese più basse e, nel caso di Strevi, una gradazione alcolica totale minima più alta per il Moscato d'Asti (12% invece di 11%).

Come nasce: una fermentazione interrotta

La tecnica è precisa. Il mosto di Moscato bianco viene conservato a bassa temperatura, senza fermentare, e la fermentazione si avvia solo quando serve preparare il vino. Avviene in autoclave, cioè in recipienti chiusi, e viene fermata intorno ai 5 gradi di alcol: così restano nel vino gli zuccheri e gli aromi dell'uva. Lo spiega il Consorzio dell'Asti DOCG, che ricorda anche come in passato il mosto si filtrasse con i "sacchi olandesi", usati fino agli anni Cinquanta.

Il disciplinare traduce questo stile in numeri. Il Moscato d'Asti deve avere un titolo alcolometrico totale minimo dell'11%, di cui svolto tra il 4,5% e il 6,5%: la differenza tra le due cifre corrisponde agli zuccheri non fermentati. La sovrapressione in bottiglia non può superare 2,5 bar a 20 °C e deve venire solo dalla fermentazione. La resa massima è di 10 tonnellate di uva per ettaro e in etichetta l'annata è obbligatoria.

Esiste anche una versione più concentrata, il Moscato d'Asti vendemmia tardiva: resa massima di 6 tonnellate per ettaro, uve che possono essere fatte appassire dopo la raccolta, titolo alcolometrico totale minimo del 14% (di cui almeno 11% svolto) e almeno un anno di affinamento.

Moscato d'Asti e Asti spumante: le differenze

Le due tipologie nascono dalla stessa uva e dalla stessa zona, ma sono vini diversi. L'Asti è uno spumante, con più alcol svolto; il Moscato d'Asti è più dolce, più leggero e appena frizzante. Anche la bottiglia aiuta a riconoscerli: per il Moscato d'Asti il disciplinare vieta il tappo a fungo e la gabbietta, tipici degli spumanti.

TipologiaAlcol totale minimoAlcol svoltoResa massima uvaNote
Moscato d'Asti11%dal 4,5% al 6,5%10 t/hasovrapressione massima 2,5 bar, niente tappo a fungo
Moscato d'Asti vendemmia tardiva14%almeno 11%6 t/haalmeno un anno di affinamento
Asti spumante11,5%almeno 6%10 t/hada pas dosé a dolce, almeno un mese di affinamento
Asti metodo classico12%almeno 6%10 t/haalmeno nove mesi sui lieviti

Nel 2021 il Consorzio indicava una produzione di circa 85 milioni di bottiglie all'anno, di cui circa 35 milioni di Moscato d'Asti e 50 milioni di Asti, con circa l'85% destinato all'estero.

Profumi e stile nel bicchiere

Il Moscato bianco è un vitigno aromatico, ricco di composti terpenici come il linalolo, che si percepisce anche in quantità minime. Nel bicchiere il Moscato d'Asti è giallo paglierino e porta profumi di pesca, albicocca, tiglio, salvia, limone e fiori d'arancio. In bocca la dolcezza è bilanciata dall'acidità e dalla leggera effervescenza, che rendono il sorso fresco nonostante gli zuccheri.

È un vino da bere giovane, quando i profumi sono più intensi. Alcuni produttori propongono però annate più vecchie, che con il tempo acquistano complessità aromatica.

Consiglio: per riconoscere a colpo d'occhio un Moscato d'Asti sullo scaffale, guardate la chiusura. Se c'è il tappo a fungo con la gabbietta, si tratta di uno spumante: il disciplinare del Moscato d'Asti la vieta.

Abbinamenti del Moscato d'Asti: non solo panettone

L'abbinamento classico è con i dolci: panettone, panna cotta, crostate di frutta, dolci alla ricotta o alla crema. Meglio invece evitare il cioccolato, che rischia di coprirne la delicatezza, come suggerisce il Gambero Rosso nella sua selezione di Moscato d'Asti.

Ma il vino sa fare di più. La sua vivacità funziona con i formaggi freschi, con i salumi delicati e perfino con le ostriche. In Piemonte esiste un abbinamento tradizionale sorprendente: Moscato con pane, burro e acciughe, dove il dolce del vino incontra il salato del pesce. Lo stesso gioco dolce e sapido apre la strada a piatti della cucina asiatica e indiana. In alcuni Paesi il Moscato d'Asti si serve come aperitivo.

Domande frequenti

Il Moscato d'Asti è uno spumante?

No. È un vino dolce con una leggera effervescenza naturale: la sovrapressione non può superare 2,5 bar e non può essere chiuso con il tappo a fungo e la gabbietta. Lo spumante della stessa zona è l'Asti.

Quanti gradi ha il Moscato d'Asti?

Il disciplinare prevede un alcol svolto tra il 4,5% e il 6,5%, con un titolo alcolometrico totale minimo dell'11%, che comprende anche gli zuccheri non fermentati.

Con quali uve si fa il Moscato d'Asti?

Con almeno il 97% di Moscato bianco. Il resto, fino al 3%, può venire da altre uve aromatiche a bacca bianca adatte al Piemonte.

Il Moscato d'Asti va bevuto giovane?

Di solito sì, perché i profumi dell'uva sono al massimo nei primi tempi. L'annata in etichetta è obbligatoria e aiuta a scegliere. Alcune bottiglie più vecchie possono comunque sorprendere per complessità.

Scritto da

La redazione di Degusti Vina racconta i vini italiani: vitigni, denominazioni, zone di produzione e cantine, con informazioni verificate sulle fonti ufficiali dei consorzi e dei disciplinari di produzione.

Commenti

Ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!

Lascia un commento

Non verrà pubblicata.

Partner Romania 175