Vini rosati

Chiaretto di Bardolino: il rosato del Lago di Garda

Il Chiaretto di Bardolino, rosato DOC della sponda veronese del Garda: uve, zona, regole del disciplinare, versione spumante, servizio e abbinamenti.

Due calici di vino, uno rosso e uno rosato

Il chiaretto di Bardolino è il rosato della sponda veronese del Lago di Garda: un vino dal colore tenue, profumato e sapido, nato dalle stesse uve del Bardolino rosso ma vinificato con un contatto molto breve con le bucce. È uno dei rosati italiani più riconoscibili, e conoscerne le regole, il territorio e il modo giusto di servirlo aiuta a sceglierlo e ad apprezzarlo meglio.

Che cos'è il chiaretto di Bardolino

Dal punto di vista normativo il Chiaretto è una tipologia della denominazione di origine controllata Bardolino. Il disciplinare elenca il Bardolino Chiaretto, il Bardolino Classico Chiaretto e il Bardolino Chiaretto Spumante, e all'articolo 7 consente di indicare in etichetta la tipologia anche nella forma «Chiaretto di Bardolino», «Chiaretto di Bardolino Classico» e «Chiaretto di Bardolino Spumante». È la dicitura che oggi si incontra più spesso sugli scaffali e nelle carte dei vini.

Il testo in vigore è quello aggiornato dal decreto ministeriale del 2 aprile 2021, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 12 aprile 2021 con il titolo «Modifiche ordinarie al disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata dei vini Bardolino». La denominazione, però, ha radici più antiche: il Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino ricorda che il primo disciplinare risale al 1968.

Le uve e la zona di produzione

La base ampelografica è la stessa del Bardolino rosso. Il protagonista è la Corvina veronese, presente dal 35 al 95%, con il Corvinone che può sostituirne fino al 20%. La Rondinella va dal 5 al 40%. Possono completare l'uvaggio altre uve a bacca rossa non aromatiche idonee nella provincia di Verona, fino al 20% complessivo e non oltre il 10% per ciascun vitigno, con un'eccezione per la Molinara, ammessa fino al 15%.

Secondo il Consorzio, la Corvina dà eleganza e struttura, mentre la Rondinella contribuisce a mantenere la freschezza del vino.

La zona di produzione comprende, in tutto o in parte, sedici comuni della provincia di Verona: Bardolino, Garda, Lazise, Affi, Costermano, Cavaion Veronese, Torri del Benaco, Caprino Veronese, Rivoli Veronese, Pastrengo, Bussolengo, Sona, Sommacampagna, Castelnuovo del Garda, Peschiera del Garda e Valeggio sul Mincio. La zona Classica, la più antica, riguarda i comuni di Bardolino, Garda, Lazise, Affi, Costermano e Cavaion Veronese.

Il decreto del 2021 ha riconosciuto anche tre sottozone, La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna. Vale la pena ricordare che riguardano soltanto il Bardolino rosso: il Chiaretto non le riporta in etichetta.

Come nasce il Chiaretto: la vinificazione in rosa

Il disciplinare stabilisce che il Chiaretto si ottiene vinificando le uve con la metodologia tradizionale a parziale contatto con la buccia. In pratica il mosto resta poco tempo a contatto con le bucce delle uve rosse, quanto basta per estrarre una sfumatura di colore leggera e un corredo aromatico fresco.

Anche le rese sono fissate con precisione. In vigna la produzione massima è di 12 tonnellate di uva per ettaro, e le uve devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 9,5%. In cantina la resa massima dell'uva in vino non può superare il 70%.

Il legame con il territorio, descritto all'articolo 9 del disciplinare, passa dalle colline moreniche di origine glaciale e dal clima mite e ventilato del lago, che favorisce la maturazione delle uve. Lo stesso articolo riporta la tradizione secondo cui il metodo del Chiaretto sarebbe stato elaborato nel 1896 sul Lago di Garda dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, che aveva studiato in Francia le tecniche di vinificazione in bianco.

Le caratteristiche del chiaretto di Bardolino nel calice

Il disciplinare descrive un vino di colore rosa chiaro, anche tendente all'aranciato, dal profumo caratteristico, fruttato e delicato, e dal sapore morbido, sapido e armonico. La scheda del Consorzio dedicata al Chiaretto parla di un rosa petalo delicato e brillante, a volte con riflessi buccia di cipolla.

Al naso il Consorzio segnala fiori bianchi, rosa e lavanda, frutta come pesca, albicocca e melograno, piccoli frutti rossi, agrumi ed erbe aromatiche. In bocca è fresco, secco, sapido, con un corpo leggero, un'acidità vivace e un finale persistente. La nota salina viene attribuita ai suoli morenici.

Ecco i parametri principali fissati dal disciplinare per il Chiaretto fermo.

ParametroChiaretto di Bardolino
UveCorvina veronese 35-95%, Rondinella 5-40%, altre uve rosse fino al 20%
Resa massima in vigna12 tonnellate per ettaro
Resa massima uva in vino70%
ColoreRosa chiaro, anche tendente all'aranciato
Titolo alcolometrico totale minimo10,50% vol
Acidità totale minima5,0 g/l
Estratto non riduttore minimo16,0 g/l
Zuccheri riduttori residuiMassimo 9 g/l
Temperatura di servizio consigliata8-10 °C (spumante 6-8 °C)

La versione spumante

Il Chiaretto di Bardolino Spumante si produce solo con metodi a fermentazione naturale. Il disciplinare richiede una spuma fine e persistente, un profumo fragrante e fruttato nella versione ottenuta in autoclave e un bouquet fine di lievito in quella elaborata con il metodo tradizionale. Il residuo zuccherino può andare dal dosaggio zero al demi-sec.

Secondo il Consorzio, la maggior parte dei produttori sceglie il metodo Martinotti, o Charmat, che preserva la freschezza aromatica. Una minoranza utilizza il metodo classico, con rifermentazione in bottiglia e una sosta sui lieviti che va dai 12 ai 36 mesi.

Come servire il chiaretto di Bardolino e gli abbinamenti

Il Chiaretto fermo va servito fresco, tra 8 e 10 °C, in un calice a tulipano, mentre lo spumante si serve tra 6 e 8 °C. È un vino che non chiede attese: il Consorzio consiglia di berlo entro uno o due anni, conservandolo al fresco e lontano da luce e fonti di calore.

Consiglio: scegliete l'annata più recente e tenete la bottiglia in frigorifero solo per il tempo necessario a portarla a 8-10 °C. Un rosato troppo freddo perde proprio i profumi di fiori e piccoli frutti che lo rendono piacevole.

A tavola il Chiaretto è versatile. Il Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino suggerisce abbinamenti per armonia con primi piatti leggeri, risotti alle erbe, pesce di lago e di mare, carni bianche, verdure grigliate, formaggi freschi e finger food. Funziona bene anche per contrasto con le cucine speziate ed esotiche, come quella thailandese, altre cucine asiatiche e sudamericane, e con i fritti misti.

Dove trovarlo e come leggere l'etichetta

Sul sito del Consorzio, che riunisce oltre il 90% dei produttori della zona, si trova l'elenco delle cantine associate. Tra queste figurano nomi come Guerrieri Rizzardi, Cavalchina, Tommasi Viticoltori e Bolla.

In etichetta conviene guardare tre elementi: la dicitura Chiaretto di Bardolino oppure Bardolino Chiaretto, che indicano lo stesso vino; l'eventuale menzione Classico, che rimanda ai sei comuni storici della zona; l'annata, perché il Chiaretto dà il meglio di sé quando è giovane.

Domande frequenti

Bardolino Chiaretto e Chiaretto di Bardolino sono lo stesso vino?

Sì. Il disciplinare della DOC Bardolino prevede la tipologia Bardolino Chiaretto e consente di riportarla in etichetta anche come Chiaretto di Bardolino.

Con quali uve si produce il Chiaretto di Bardolino?

Con le stesse uve del Bardolino rosso: Corvina veronese dal 35 al 95%, Rondinella dal 5 al 40% e, fino al 20%, altre uve a bacca rossa non aromatiche idonee nella provincia di Verona.

Che gradazione ha il Chiaretto di Bardolino?

Il titolo alcolometrico volumico totale minimo previsto dal disciplinare per il Chiaretto fermo è del 10,50% vol.

A che temperatura si serve?

Secondo il Consorzio, il Chiaretto fermo si serve tra 8 e 10 °C, la versione spumante tra 6 e 8 °C.

Quanto si conserva il Chiaretto di Bardolino?

È un vino da bere giovane: il Consorzio consiglia di berlo entro uno o due anni, conservandolo al fresco e al riparo dalla luce.

Scritto da

La redazione di Degusti Vina racconta i vini italiani: vitigni, denominazioni, zone di produzione e cantine, con informazioni verificate sulle fonti ufficiali dei consorzi e dei disciplinari di produzione.

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