Biondi Santi, la cantina all'origine del Brunello
Biondi Santi e la Tenuta Greppo di Montalcino: da Clemente Santi alla Riserva 1888, i vini, La Storica, la ricolmatura e la proprietà di oggi.

Parlare di Biondi Santi significa raccontare la nascita stessa del Brunello di Montalcino. Nella Tenuta Greppo, a Montalcino, una famiglia ha intuito nell'Ottocento che il Sangiovese poteva dare un vino da lungo invecchiamento, vinificato in purezza, e lo ha chiamato Brunello. Da allora la cantina è rimasta un punto di riferimento per chi ama i grandi rossi italiani: poche etichette, uno stile classico e Riserve che si aspettano per decenni.
Biondi Santi e le origini del Brunello
La storia comincia con Clemente Santi, proprietario della fattoria Il Greppo e chimico di formazione. Il Consorzio del Brunello di Montalcino lo descrive come il vero protagonista dei primi successi del vino: fu lui a convincere altri proprietari della zona, e il nipote Ferruccio, a seguire la strada dei vini invecchiati. Tra il 1865 e il 1869 alcuni produttori di Montalcino intensificarono la vinificazione delle uve di Brunello e l'affinamento in botte, ottenendo vini con quattro o cinque anni di invecchiamento, un fatto eccezionale per l'Italia di allora.
Ferruccio Biondi Santi portò avanti il lavoro di Clemente e nel 1888 nacque la prima Riserva della famiglia, che la cantina indica come il primo Brunello di Montalcino della storia. Le bottiglie di quell'annata, con l'etichetta Brunello di Montalcino, sono ancora conservate nella cantina del Greppo.
Da Tancredi a Franco: le generazioni del Greppo
Dopo Ferruccio arrivò il figlio Tancredi. Quando la fillossera devastò i vigneti italiani, tra il 1879 e il 1914, fu lui a reimpiantare il Sangiovese e a orientare l'azienda verso i soli vini di qualità. Nel 1926 fondò la Cantina Sociale Biondi Santi e C., che riuniva vignaioli di Montalcino e spediva vino fino agli Stati Uniti. A Tancredi si devono anche la Riserva 1955 e la pratica della ricolmatura delle vecchie Riserve: la prima risale al 1927, quando le annate 1888 e 1891 furono rabboccate con vino della stessa annata.
Con Franco Biondi Santi la cantina è diventata il simbolo della tradizione. Negli anni Settanta Franco ha selezionato tra le viti della tenuta il clone di Sangiovese BBS11, riconosciuto ufficialmente nel 1978. Intanto anche la denominazione cresceva: il Brunello ottenne la DOC nel 1966 e nel 1980 fu il primo vino italiano a ricevere la DOCG.
La Tenuta Greppo oggi
Secondo la scheda del Consorzio, Biondi Santi conta 33 ettari di vigneto, divisi in cinque appezzamenti nella parte nord-orientale della denominazione. Le vigne si trovano in quota, su terreni poveri e ricchi di galestro, e una parcella del Greppo ha quasi cento anni. Le uve vengono classificate in base al suolo, all'esposizione, alla qualità e al carattere dell'annata, più che all'età delle piante.
Anche la proprietà è cambiata. Il 16 dicembre 2016 Jacopo Biondi Santi, che aveva raccolto il testimone da Franco, ha trovato l'accordo con il gruppo francese EPI della famiglia Descours, già proprietario degli Champagne Charles Heidsieck e Piper-Heidsieck, come racconta l'articolo di Decanter sulla cessione. L'operazione si è chiusa il 7 aprile 2017: EPI ha la maggioranza e la famiglia Biondi Santi ha mantenuto una quota di minoranza. Dal novembre 2018 l'amministratore delegato è Giampiero Bertolini, che in precedenza guidava marketing e vendite internazionali dei Marchesi Frescobaldi.
I vini di Biondi Santi
La gamma è volutamente ridotta: Brunello di Montalcino, Brunello di Montalcino Riserva e Rosso di Montalcino, tutti da solo Sangiovese. Il Brunello, il vino simbolo della casa, nasce da uve selezionate a mano nei vigneti in quota della tenuta, fermenta in vasche di cemento con lieviti indigeni e affina in grandi botti tradizionali di rovere di Slavonia.
Il Rosso di Montalcino ha una storia curiosa: in origine era il Brunello di Biondi Santi con l'etichetta bianca. È diventato Rosso nel 1983, quando è nata la DOC Rosso di Montalcino. Si ottiene dalle vigne più giovani e da parcelle scelte per la loro fruttuosità, fermenta in cemento e affina 12 mesi in rovere.
| Vino | Uve e vigne | In cantina | Regole del disciplinare |
|---|---|---|---|
| Brunello di Montalcino Riserva DOCG | Sangiovese dalle vigne più vecchie, con oltre 25 anni | Rara: prodotta circa 40 volte dal 1888 | Almeno 24 mesi in rovere e 6 in bottiglia, in commercio dal 1° gennaio del sesto anno dopo la vendemmia |
| Brunello di Montalcino DOCG | Sangiovese dei vigneti in quota della tenuta | Cemento, lieviti indigeni, grandi botti di rovere di Slavonia | Almeno 24 mesi in rovere e 4 in bottiglia, in commercio dal 1° gennaio del quinto anno dopo la vendemmia |
| Rosso di Montalcino DOC | Sangiovese delle vigne più giovani | Cemento e 12 mesi in rovere | In commercio dal 1° settembre dell'anno successivo alla vendemmia |
Le regole riportate in tabella vengono dal disciplinare del Brunello di Montalcino e da quello del Rosso: in entrambi i casi il Sangiovese deve essere in purezza e, per il Brunello, la zona di produzione è l'intero territorio comunale di Montalcino.
La Riserva Biondi Santi e La Storica
La Riserva è il vino che ha reso celebre il nome Biondi Santi. Nasce solo dai vigneti più vecchi e, come spiega la pagina della Riserva sul sito della cantina, è stata prodotta circa quaranta volte dal 1888 a oggi. Ogni nuova annata annunciata al Greppo resta un piccolo evento per gli appassionati.
Il cuore della cantina è La Storica, una stanza buia al centro dei locali del Greppo dove riposano bottiglie di tutte le Riserve mai prodotte, in piccole celle divise per annata. Sul tappo c'è solo una goccia di cera d'api, per limitare l'ossidazione. Una Riserva esce da La Storica solo quando viene venduta: riceve allora l'etichetta originale della sua annata, con la lunetta che riporta il numero della bottiglia, e la data di uscita scritta a mano sulla retroetichetta.
Consiglio: se acquistate una vecchia Riserva Biondi Santi, controllate il collo della bottiglia. Le bottiglie ricolmate e ritappate in cantina portano un certificato di ricolmatura con la data dell'intervento, una garanzia preziosa per chi colleziona annate storiche.
La ricolmatura, un rito di famiglia
La ricolmatura è il gesto che lega le generazioni del Greppo. Le bottiglie più antiche vengono aperte, controllate, rabboccate con vino della stessa annata e chiuse con un tappo nuovo. La Riserva 1891, il secondo Brunello della storia della cantina, è stata ricolmata nel 1927, nel 1970 e nel 1985 e ne restano cinque bottiglie. Nel 1994, durante la Degustazione del Centenario, Franco Biondi Santi disse che tutte le Riserve successive avrebbero dovuto confrontarsi con quell'annata.
Chi vuole conoscere questi vini deve sapere una cosa: la tenuta non organizza visite né degustazioni. Il Greppo resta un luogo di lavoro, e il modo migliore per avvicinarsi a Biondi Santi è stappare una bottiglia, magari di Rosso di Montalcino, che arriva sul mercato molto prima del Brunello.
Domande frequenti
Dove si trova la cantina Biondi Santi?
La sede è la Tenuta Greppo, in località Villa Greppo 183, nel comune di Montalcino, in provincia di Siena. I vigneti, 33 ettari secondo il Consorzio, sono nella parte nord-orientale della denominazione.
Chi è il proprietario di Biondi Santi?
Dal 2017 la maggioranza è del gruppo francese EPI, della famiglia Descours. La famiglia Biondi Santi ha mantenuto una quota di minoranza e Jacopo Biondi Santi è rimasto presidente della nuova società.
Quali vini produce Biondi Santi?
Tre vini, tutti da Sangiovese in purezza: Rosso di Montalcino DOC, Brunello di Montalcino DOCG e Brunello di Montalcino Riserva DOCG, prodotta raramente: circa quaranta annate dal 1888.
Si può visitare la Tenuta Greppo?
No. Sul suo sito la cantina precisa che non offre visite né degustazioni in tenuta. Per informazioni si può usare il modulo di contatto online.




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